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PIF cosmetici

PIF cosmetici: cos’è il fascicolo informativo del prodotto

Il PIF (Product Information File, in italiano fascicolo informativo del prodotto) è il dossier che dimostra che un cosmetico è sicuro e conforme alla legge. Senza PIF un cosmetico non può essere venduto nell’Unione europea, e va conservato per 10 anni dopo l’ultimo lotto immesso sul mercato. Qui trovi cosa contiene, chi lo prepara e dove deve stare.

Documenti e una penna su un tavolo

A cosa serve il PIF

Il Regolamento (CE) n. 1223/2009 non prevede un’autorizzazione preventiva per i cosmetici. In cambio chiede a chi li vende di poter dimostrare, in qualsiasi momento, che il prodotto è sicuro. Il PIF è questa dimostrazione: un fascicolo che le autorità di controllo (in Italia il Ministero della Salute e gli organi di vigilanza) possono chiedere di consultare.

Il PIF è collegato agli altri due passaggi obbligatori:

  • la notifica al portale CPNP, che comunica l’esistenza del prodotto e indica dove si trova il PIF;
  • l’etichetta, che riporta il nome e l’indirizzo della persona responsabile, lo stesso indirizzo dove il PIF è disponibile.

Cosa contiene il PIF: l’articolo 11

L’articolo 11 del Regolamento elenca cinque contenuti obbligatori.

1Descrizione del prodotto

Una descrizione che permetta di collegare con chiarezza il fascicolo al prodotto: nome, tipo, formato, funzione.

2Relazione sulla sicurezza (CPSR)

Il cuore del fascicolo. È la valutazione della sicurezza prevista dall’articolo 10 e strutturata secondo l’Allegato I del Regolamento. Spesso viene chiamata CPSR, dall’inglese Cosmetic Product Safety Report.

3Metodo di fabbricazione e GMP

Una descrizione del metodo di fabbricazione e una dichiarazione di conformità alle buone pratiche di fabbricazione (GMP) previste dall’articolo 8. Il riferimento è la norma ISO 22716.

4Prove degli effetti vantati

Se il prodotto dichiara un effetto (per esempio «idrata per 24 ore»), il PIF deve contenere le prove, quando la natura o l’effetto del prodotto lo giustificano. Approfondisci nella guida su claim cosmetici e test.

5Dati sulle sperimentazioni animali

I dati su eventuali sperimentazioni animali condotte dal fabbricante, dai suoi agenti o fornitori per lo sviluppo o la valutazione della sicurezza del prodotto o dei suoi ingredienti, comprese quelle fatte per rispettare leggi di Paesi extra UE.

La relazione sulla sicurezza in dettaglio

L’Allegato I divide la relazione in due parti.

ParteCosa contiene
Parte A, informazioni sulla sicurezzaComposizione quantitativa e qualitativa, caratteristiche fisico-chimiche e stabilità, qualità microbiologica, impurità e tracce, materiale d’imballaggio, uso normale e ragionevolmente prevedibile, esposizione al prodotto e alle sostanze, profilo tossicologico delle sostanze, effetti indesiderabili, altre informazioni sul prodotto
Parte B, valutazione della sicurezzaConclusione sulla sicurezza, avvertenze e istruzioni d’uso da riportare in etichetta, motivazione scientifica, qualifiche del valutatore e firma

La valutazione deve essere firmata da un valutatore della sicurezza qualificato: l’articolo 10 richiede un titolo universitario in farmacia, tossicologia, medicina o disciplina analoga, o un titolo riconosciuto equivalente.

Due punti spesso sottovalutati:

  • Il packaging fa parte della valutazione. Il materiale a contatto con il prodotto e la sua compatibilità con la formula rientrano nella Parte A. Cambiare flacone o tubetto può richiedere di aggiornare la relazione.
  • La stabilità va dimostrata. Servono prove sul comportamento della formula nel tempo, che sostengono anche la data di durata o il periodo dopo l’apertura indicati in etichetta.

Chi prepara il PIF

La responsabilità del PIF è della persona responsabile, il soggetto stabilito nell’Unione che immette il prodotto sul mercato e il cui nome compare in etichetta. Nella pratica il fascicolo è il risultato del lavoro di più figure:

  • il produttore, che fornisce formula, metodo di fabbricazione, dati di stabilità e controlli sui lotti;
  • i fornitori delle materie prime, con le schede tecniche e di sicurezza degli ingredienti;
  • il valutatore della sicurezza, che firma la relazione;
  • i laboratori che eseguono test di stabilità, microbiologici o di efficacia.

Quando produci con noi, prepariamo la documentazione per il mercato europeo con le nostre competenze interne e con esperti regolatori esterni. Produciamo secondo le GMP della norma ISO 22716, e ogni lotto è analizzato dal nostro laboratorio e da laboratori esterni accreditati, anche per i metalli pesanti: dati che confluiscono nel fascicolo. Trovi i dettagli su controlli e certificazioni nella pagina qualità e certificazioni.

Dove si tiene e per quanto tempo

  • Dove: all’indirizzo della persona responsabile indicato in etichetta. Deve essere facilmente accessibile alle autorità, in formato elettronico o di altro tipo.
  • In che lingua: in una lingua facilmente comprensibile per le autorità competenti dello Stato membro in cui è conservato.
  • Per quanto tempo: 10 anni a partire dalla data in cui l’ultimo lotto del prodotto è stato immesso sul mercato.

Il PIF non è un documento da archiviare e dimenticare. Va aggiornato quando cambiano la formula, un ingrediente, il packaging a contatto con il prodotto, i claim o le norme sugli ingredienti.

Cosa chiedere al produttore conto terzi

Se affidi la produzione a un terzista, chiarisci fin dall’inizio chi fa cosa sul fascicolo. Alcune domande utili:

  • Chi prepara la relazione sulla sicurezza e chi la firma?
  • Chi conserva il PIF e a quale indirizzo, visto che deve coincidere con quello in etichetta?
  • Come vengono gestiti gli aggiornamenti se cambia un fornitore di materie prime?
  • Quali controlli sono fatti su ogni lotto e come sono documentati?
  • Chi prepara le prove per i claim che vuoi usare?

Le risposte vanno scritte nel contratto o nell’offerta: evitano sorprese al primo controllo delle autorità o quando decidi di vendere in un nuovo canale.

Errori comuni

  • Una relazione generica: la valutazione deve riferirsi al prodotto specifico, con la sua formula e il suo imballaggio, non a un prodotto «simile».
  • Claim senza prove: ogni effetto dichiarato in etichetta o online deve essere documentato nel fascicolo.
  • Indirizzo incoerente: l’indirizzo dove si trova il PIF deve coincidere con quello in etichetta e nella notifica CPNP.
  • Nessun aggiornamento: un PIF fermo al primo lotto non segue i cambi di fornitore, formula o packaging.
  • Conservarlo troppo poco: i 10 anni partono dall’ultimo lotto venduto, non dal primo.

Domande frequenti

Cos’è il PIF di un cosmetico?

È il fascicolo informativo del prodotto previsto dall’articolo 11 del Regolamento (CE) n. 1223/2009. Contiene descrizione, relazione sulla sicurezza, metodo di fabbricazione con dichiarazione GMP, prove degli effetti vantati e dati sulle sperimentazioni animali.

Il PIF va inviato al Ministero?

No. Il PIF resta presso la persona responsabile e va messo a disposizione delle autorità quando lo chiedono. Al portale CPNP si inviano invece i dati della notifica.

Per quanto tempo va conservato il PIF?

Per 10 anni dalla data in cui l’ultimo lotto del prodotto è stato immesso sul mercato.

Serve un PIF per ogni prodotto?

Sì, ogni prodotto cosmetico ha il suo fascicolo. Prodotti con formule o imballaggi diversi richiedono valutazioni specifiche.

Chi firma la valutazione della sicurezza?

Un valutatore della sicurezza con un titolo universitario in farmacia, tossicologia, medicina o disciplina analoga, come previsto dall’articolo 10.

Se cambio packaging devo aggiornare il PIF?

Di solito sì, se cambia il materiale a contatto con il prodotto: la compatibilità tra formula e imballaggio fa parte della relazione sulla sicurezza.

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